LA PAROLA A MARIO, UOMO DI FRONTIERA

«Mio padre, quando ero ragazzo, ogni volta che partivo da casa in cerca di fortuna o di avventure, mi diceva: “Mario, mettiti un limone in valigia, ti può sempre servire: se ti viene sete, ti disseta; se ti fai male, ti ci disinfetti; e se qualcuno ti inquieta, glielo tiri dietro...”. Ecco, La virtù dei limoni per me è la metafora della figura paterna, aspra ma vitaminica...

«Perché vi racconto questo aneddoto? Semplice: per depistarvi! Non mi piace spiegare le mie canzoni, io preferisco mettere l’accento sulla musica. E Recidivo, musicalmente, è un lavoro che nasce in due fasi ben distinte, sia di tempo sia di testa. Un disco che ha due anime: ci trovate episodi orchestrali e poi tanto pop&rock. L’elemento latineggiante, invece, è del tutto assente: so che per molti sarà una piccola delusione, ma quell’eco di Sudamerica che in tanti avete dimostrato di apprezzare, stavolta non ci stava proprio. C’è invece, nel mio cantare, molto Domenico Modugno e, qua e là, aleggia lo stile di Bindi, di Tenco, di Endrigo, fino al canto “pucciniano” che io ho sempre amato...

«Un’altra cosa sento di potervi raccontare di questo cd: inizialmente avevo pensato a un concept album, ma poi ho abbandonato l’idea. Le canzoni sono venute fuori una indipendentemente dall’altra e “legarle” sarebbe stata una forzatura. A tratti, saltano agli occhi immagini apparentemente sconnesse che però, alla fine, trovano sempre una sintesi ironico-filosofica. Sì, perché per me scrivere canzoni è un gioco spontaneo, un divertimento che ogni volta si rinnova con Kaballà. Infatti Recidivo, quadretto familiare di ordinaria bisessualità, nasce da una frase (“Ma chi l’ha detto che sbagliando s’impara?”) che mi frullava in testa e che Kaballà ha saputo cogliere come spunto che ha poi portato al progetto finale di questo lavoro...

«Degli amici “antichi” che hanno partecipato al mio disco, cioè di Franco Battiato e Carmen Consoli, ho poco da aggiungere se non riaffermare l’affetto e la stima reciproca che ci legano. Qualcosa in più posso invece dire di Cesare Cremonini, questo amico “nuovo” che ha accettato il mio invito. A farmelo sentire vicino è il suo gusto beatlesiano, a tratti anche dylaniano. E poi, diciamolo, i Lùnapop sono stati un po’ i Denovo di fine Anni Novanta: beata adolescenza, momento di passaggio irripetibile, con entusiasmi che si accendono repentinamente e altrettanto repentinamente si spengono, con il desiderio del cuore di restare per sempre giovane... fin che può...

«Per concludere, considero Recidivo un album malinconico. Anzi, agro-dolce, consono ai tempi barbari che ci tocca vivere oggi. E volete sapere come mi sento io, oggi? Io mi sento un “bandito”, una “uomo di frontiera” che persegue i propri ideali di bellezza in un mondo che ormai, forse, non gli appartiene più...».

e Kaballà dice che... ->